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A Torrespaccata il fuoco "sposta" i baraccati dal canalone al parchetto

Nessuna soluzione per gli accampati nel canalone di Torrespaccata che ora dormono praticamente sotto le finestre dei residenti. E la politica grillina? Nessuna soluzione, solo "ruggiti" municipali su facebook

"Era l'una quando è iniziato l'incendio. È arrivato da lì, da dietro ed ha distrutto tutto". Nel canalone di Torrespaccata Mario, insieme con altre 60 persone, ci viveva. Sabato quando il rogo li ha raggiunti erano poco più di quaranta; donne, anziani, bambini molti dei quali nati in Italia, alcuni proprio a Roma. "Altri erano in Romania. Tornano mercoledì", ci spiegano sotto il sole di una domenica di luglio. Ad attenderli non ci saranno più quelle baracche di fortuna che da anni rappresentano il contestato affaccio dei residenti di zona.

I residenti di Torrespaccata e le loro inascoltate denunce

Da tempo proprio i residenti ne avevano segnalato la pericolosità: rifiuti, bombole del gas, bivacchi le denunce più frequenti. Le fiamme di sabato pomeriggio hanno solo fatto uscire allo scoperto quanto celato dal "canalone" e ignorato dalla politica che da un anno è a Cinque Stelle. I paurosi scoppi delle bombole del gas, le baracche ammassate, i rifiuti accatastati nelle varie conche, i materiali pericolosi abbandonati si sono trasformati in fumo tossico che ancora stanotte, a 36 ore di distanza dai primi focolai, ha reso impossibile il sonno. 

I grillini a Torrespaccata 

La politica è arrivata sabato pomeriggio. Tutto il municipio pentastellato si è presentato sul posto, dopo che alcuni giorni prima aveva negato, per l'ennesima volta, la possibilità di intervenire per mancanza di fondi, smentendo tra l'altro promesse fatte in campagna elettorale e ancora più di recente a mezzo stampa. Al presidente Romanella e ai suoi non è rimasto altro che osservare, allargare le braccia e provare a ruggire sui social promettendo "ci faremo sentire". E quel parchetto occupato? Quegli spartitraffico della Togliatti, trasformati nell'ennesimo simbolo della povertà urbana? Ignorati. Impossibile accogliere tutti, si sono sentiti ripetere le famiglie. C'è posto solo per madri e bimbi piccoli. "Le famiglie non si separano", è stata la risposta dei baraccati.

Carlo Stasolla, presidente della 21 Luglio, presente ieri mattina sul posto allarga le braccia e interpellato da RomaToday, riferendosi anche al post vergato dalla giunta municipale pentastellata, attacca: "Anzichè offrire soluzioni, la politica ancora una volta punta il dito verso gli ultimi, arrivando addirittura a sospettare che l'incendio sia stato appiccato da chi oggi vede la propria abitazione ridotta ad un cumulo di ceneri".

Accampati nel parchetto

Così l'accampamento si è spostato, nel silenzio accondiscendente della politica, forse solo momentaneamente di pochi metri, nel parchetto tra viale dei Romanisti e viale Palmiro Togliatti. Materassi gettati a terra, coperte, giacigli di fortuna sono ora il panorama dei residenti, già ieri giustamente insofferenti. Loro, i baraccati del canalone, spaesati, ieri mattina aspettavano qualcuno del Comune. Alle 10.30 quando la sala operativa per l'accoglienza si è palesata si sono sentiti ripetere che per loro non c'è posto. Donne e bambini potrebbero essere accolti in strutture d'emergenza, ma la soluzione è stata rifiutata. "Se una calamità naturale avesse colpito un'abitazione", spiega Carlo Stasolla, "la Protezione Civile cittadina avrebbe immediatamente attivato un sostegno abitativo alternativo. Ma loro - come ci hanno ripetuto gli operatori della Sala Operativa Sociale del Comune di Roma - sono rom. Per loro il nulla che non preveda l'inaccettabile divisione familiare".

I rom torneranno sul canalone?

Per loro, quaranta rom, molti dei quali italiani, non c'è l'accoglienza riservata in caso di eventi straordinari a tutti gli altri romani. Così per tutta la domenica hanno preso casa li in quel parchetto. Bambini, donne, anziani, molti dei quali nati in Italia supportati dal nasone di viale dei romanisti e dai viveri portati da amici e parenti ospiti di altre strutture. Dove andranno ora? La speranza, neanche troppo nascosta , è quella di tornare a vivere sul canalone. Per tutta la giornata quel letto di terra ormai incenerita è statao supervisionato. Il fumo e il terreno bagnato dall'acqua dei vigili del fuoco per ora scoraggiano. Mercoledì tornerà dalla Romania Sorin che della piccola favela è il punto di riferimento. Tutti aspettano lui per decidere visto che la sindaca della loro città una posizione ha deciso di non prenderla. 

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