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Piano di Zona Grotte Celoni: “Il progetto va rivisto”

Ha detto l'assessore Caudo nel corso di una riunione che si è svolta in Campidoglio giovedì scorso. In caso di cancellazione del piano però il Comune dovrebbe sborsare ai proprietari e ai costruttori 26 milioni di euro, oltre alle altre spese

Una piantina del Piano di Zona

Parlano di “notizie terribili” i rappresentanti dei comitati che hanno partecipato giovedì in Campidoglio alla riunione organizzata sul Piano di Zona Grotte Celoni dall’assessore all’Urbanistica Caudo. I numeri annunciati da Caudo, infatti, non sono confortanti: il piano, in totale, costa 32 milioni e 114 mila euro e, anche se l’assessore rimane aperto a valutare altre possibilità, come lo spostamento delle cubature da un’altra parte, in caso di cancellazione, il Comune dovrà corrispondere ai proprietari e ai costruttori 26 milioni di euro, più le spese per gli scavi e il risarcimento civilistico per le mancate cubature.

“L’Amministrazione Alemanno nel 2012 e 2013 ha già effettuato tre decreti di esproprio per due ettari di terreno con oltre 2 milioni euro pagati o da pagare e con un impegno complessivo verso i proprietari terrieri e verso i costruttori di oltre 32 milioni di euro (tra soldi versati e cubature) – ha scritto in una nota Maurizio Russo, presidente dell’associazione di quartiere Fontana Candida, che ha preso parte all’incontro insieme al comitato di quartiere Villaggio Breda, al consorzio Gaia Domus e al consigliere comunale Svetlana Celli –. L’attuale Amministrazione non sta facendo nient’altro che mettere in atto le vecchie delibere. L’assessore è aperto ad ogni soluzione, ma nel caso di cancellazione del piano bisogna corrispondere ai proprietari e ai costruttori 26 milioni di euro, più le spese per gli scavi e il risarcimento civilistico per le mancate cubature”. 

“Ci rendiamo conto che, in caso di cancellazione del piano come abbiamo sempre richiesto, l’impegno economico del Comune sarebbe notevole – ha detto Russo –, considerato anche il dissesto del bilancio comunale. Insomma la strada si fa sempre più in salita, ma non per questo abdichiamo a questa battaglia di vivibilità. Questa settimana valuteremo coi legali la calendarizzazione urgente del nostro ricorso al Tar e i possibili altri risvolti penali/erariali da percorrere. Purtroppo, tra le notizie filtrate, c’è un avanzamento generale di tutti i piani di zona, con un pressing dei costruttori sull’amministrazione comunale e la cosa ci preoccupa non poco perché sono pericolosamente in ballo anche altri due piani limitrofi ai nostri territori, quello di Casale Cesaroni e quello della Selvotta”.

CAUDO: "SE L'ASSEMBLEA VUOLE FARE UNA DELIBERAZIONE POLITICA, SA QUALI ONERI DEVE ASSUMERSI" - “Abbiamo un’area espropriata di 17 mila 445 mq – ha spiegato l’assessore Caudo giovedì scorso –: quasi due ettari, che è stata pagata 128 euro a mq. Pertanto, abbiamo sborsato 2 milioni e 233 mila euro e abbiamo già pagato 1 milione 250 mila euro. Restano da pagare 983 mila euro: questi sono soldi diretti, già espropriati. In tutto sono 25 ettari, la parte maggiore è a carico della cubatura: gli abbiamo riconosciuto 120 mila metri cubi e gli abbiamo attribuito un valore di quasi 26 milioni di euro. Li abbiamo dati con cubatura, perché i soldi non ci sono, in cambio della cubatura ci cedono le aree ‘gratis’, valutandola a 200 euro a mq. Questi 120 mila metri cubi ci costano 26 milioni di euro. In tutto, questo piano ci costa 32 milioni e 114 mila euro: qualsiasi ipotesi che vogliamo portare avanti deve essere sopra questa cifra”. 

“Avevano effettuato scavi archeologici, sostenendo diverse spese – ha precisato Caudo –: quello che hanno fatto verrà scaricato sui costi, oltre ad un eventuale danno. La parte civilistica, i costi di questi contratti, non siamo in grado di valutarli. Sono tutti decreti fatti gli ultimi giorni dell’Amministrazione Alemanno. Sono stati espropriati meno di due ettari dei 26. Questi per loro sono diritti acquisiti. La convenzione è l’atto di attuazione invece la cessione sta nella delibera e quella già c’è stata. In questo momento sono già stati avvertiti l’Ater e le Cooperative. Noi invece di espropriare paghiamo con la cubatura, con quei 120 mila metri cubi, se non glieli riconosciamo gli dovremmo corrispondere un valore di 26 milioni di euro. Sto esponendo i numeri a cui andiamo incontro. Se l’Assemblea vuole fare una deliberazione politica, sa quali oneri deve assumersi. Con questo non dico che non si possa fare: la cubatura potrebbe spostarsi in un’altra parte. Il progetto va rivisto: possiamo ripensarlo completamente, possiamo ridurre il carico urbanistico. L’ipotesi di ridurre la cubatura possiamo farla, cercando di capire dove spostarla per dare un equilibro economico al piano. I privati vogliono 120 mila metri cubi e i 120 mila metri cubi assegnati alla parte privata hanno senso solo se facciamo la parte pubblica”. 

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