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Vivere circondati dai rifiuti: Santa e Antonio e la loro battaglia contro gli impianti di Rocca Cencia

Ecco quello che vedono dalla terrazza della propria casa Santa e Antonio. Ma l’azienda si difende: “Qui prima delle case, e non abbiamo una produzione inquinante”

 

La terrazza con affaccio sui rifiuti. Dall’altro lato l’impianto privato di Porcarelli. A 500 metri il tmb di Ama. Per Santa e Antonio, coppia di anziani che a Rocca Cencia ci vive da più di trent'anni la situazione è questa. Con le finestre sempre chiuse e con l’estate appena passata trascorsa con i forti miasmi: mascherina lei, respiratore con ossigeno pe rla notte lui.

“Trentacinque anni che vivo qui, trentacinque anni a che fare con i rifiuti - dice Antonio -, ma è soprattutto questo impianto a recarci i problemi maggiori, tra puzza e rumori di camion che vanno avanti tutto il giorno”. L’azienda a cui si riferisce è la R.M.P Salari, che però insiste nel medesimo spazio dagli anni ’80: “Qui non c’erano le case quando abbiamo avviato le nostre attività, solo qualche piccola struttura - spiega a Roma Today Germano Cesarone, direttore tecnico della R.M.P: Salari -. Noi trattiamo solo rifiuti da imballaggi, legno, ferro e plastica. recuperandop l'85% dei materiali all'anno. L'unica lavorazione che effettuamo qui è proprio la plastica con un sistema di macinazione a freddo. No combustione e zero emissioni. Non credo proprio che siamo noi a creare questo genere di disagi”.

La vicinanza dalle case è però impressionante, tanto che per il tempo che ci intratteniamo con Santa e suo marito, il rumore si sente dei camion che scaricano si sente eccome. Ma per quanto riguarda l’odore dei rifiuti è difficile a dirsi, visto che ad estrema vicinanza c’è il tmb di Ama. Impianto che, come raccontano i tanti residenti di zona in protesta da tempo per la sua chiusura o rimodulazione nelle quantità di immondizia che può ricevere, è quello che crea i maggiori disagi. “Però qui non si vive più - sottolinea Antonio -, vorrei capire chi dà certe autorizzazioni. Finchè lavoravano solo la plastica nessuno diceva niente, adesso non si ce la facciamo più”.

La R.M.P Salari ha un’autorizzazione a trattamento di rifiuti da imballaggio, e non pericolosi, con “procedura semplificata”: “Oggi inserita in quella più ampia, ovvero l'Aua (autorizzazione unica ambientale) ottenuta lo scorso febbraio e con valenza quindicinale - spiega Cesarone -. Detto questo, noi siamo i primi ad aver voglia di trasferire la nostra attività, tanto da aver già avviato due anni fa richiesta per un altro sito nel comune di Monte Compatri, in una zona industriale e sul quale abbiamo già stipulato un contratto d’affitto che paghiamo regolarmente a vuoto. Siamo in attesa dell’ultimazione dei lavori della conferenza dei servizi”.

Quindi da un lato ci sono degli abitanti che convivono a pochi metri di distanza con un impianto che tratta rifiuti. Dall’altra un’azienda che, con l’esigenza di ampliare la loro attività sono in attesa dal 2017 dell’autorizzazione da parte della Città metropolitana di Roma per un altro sito, così da spostare altrove la propria attività. Nel mezzo, la burocrazia. E una convivenza forzata e difficile.

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