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Retake a Ponte di Nona, i rifugiati rispondono in massa: "Siamo qui per dare una mano"

Invitati dal CdQ i richiedenti asilo ospitati in via Grappelli si sono presentati in quaranta: "Vogliamo mettere a tacere i pregiudizi e migliorare il quartiere". E raccontano: "Aspettiamo il visto per andare altrove"

I rifugiati al lavoro in via Gastinelli

Una bella storia di integrazione arriva dal quartiere Ponte di Nona dove, questa mattina, circa quaranta rifugiati hanno partecipato ad una giornata di "Retake" lavorando fianco a fianco con gli abitanti, paletta e raschiello alla mano.

Loro sono i richiedenti asilo ospitati nell’ex hotel di via Grappelli e arrivano da Mali, Senegal e Costa D’Avorio. Quanto ai "retakers" si è detto ormai quasi tutto, compreso il fatto che questo movimento di volontari anti-degrado è ormai attivo in molte periferie di Roma.

Come a Ponte di Nona, dove però la filosofia del "Retake" - rimuovere tag e adesivi dai muri - viene declinata un po’ diversamente "perché qui - osserva il Presidente del comitato di quartiere Bruno Foresti - non abbiamo o quasi adesivi, ma in compenso abbondano rifiuti ed erbacce".

IL RETAKE - In ogni caso il primo incontro dei "retakers" di Ponte di Nona - in programma in via Luigi Gastinelli - è stato monopolizzato dai rifugiati dell’ex hotel di via Grappelli. "Avevamo chiesto una mano e sono arrivati in quaranta".

Una forza lavoro da non sottovalutare, tanto più se sommata a quella dei residenti, una ventina, che hanno risposto all’appello. Così "in poco più di due ore - afferma il presidente del comitato - abbiamo tirato a lucido i marciapiedi, lo spiazzo della scuola e il parco di via Gastinelli. Loro sono stati formidabili".
 
I RIFUGIATI - I richiedenti asilo ospitati nell’ex hotel di Ponte di Nona sono circa una settantina. "Sono arrivati qui lo scorso aprile e aspettavano un’occasione per sdebitarsi", racconta Claude, coordinatore del centro di via Grappelli.

Nel nostro paese da sedici anni Claude parla un ottimo italiano e non ci gira troppo intorno. "In genere la presenza di questi centri di accoglienza non è vista bene. Così quando il comitato di quartiere ci ha chiesto di dare una mano non ci siamo tirati indietro". Secondo Claude molti problemi nascono dalla mancanza di dialogo: "Abbiamo accettato volentieri anche per dare un’immagine diversa della nostra presenza. Questa è la prima volta che partecipiamo ma non sarà l’ultima". 

IL CENTRO - È gestito da Abc, una cooperativa sociale che si occupa dell’assistenza ai migranti e alle persone disagiate per conto del consorzio Eriches 29. In base ad una convenzione stabilita con la Prefettura e il Ministero degli Interni la cooperativa ha diritto al rimborso delle spese relative all’affitto e al pagamento dei dipendenti - undici, tra educatori, psicologi e operatori socio-sanitari, quelli che lavorano in via Grappelli.

E poi c’è il famoso pocket money. "Poco più di settanta euro al mese a persona, ma la metà di questi soldi viene spesa per gli abbonamenti ai mezzi pubblici".
 
IL FUTURO - Otto dei dieci rifugiati ospitati in via Grappelli arrivano dal Mali, gli altri da varie nazioni dell’area subsahariana. Vivono a Ponte di Nona ma con la testa sono già altrove. "Quasi tutti aspettano i documenti per ripartire verso altri paesi europei. Lo status di rifugiato - ci spiega Claude - non consente di presentare domanda di asilo in più di un paese, solo dopo l’ok della Commissione saranno liberi di muoversi". E quanto ci vuole? Risposta lapidaria: "I tempi della burocrazia italiana". 

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