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Rom cacciati da alloggio popolare, parlano i residenti di Tor Bella Monaca: "Non possono avere casa"

Siamo andati a Tor Bella Monaca il giorno dopo gli insulti e le minacce alla famiglia di origini rom

 

“Gente che vive per strada, mo gli vogliamo dare una casa? Ci modernizziamo tutto insieme”. Queste le parole di un’inquilina del sesto piano della torre al civico 30 di via Santa Rita da Cascia. Con la famiglia, regolarmente assegnataria dell’alloggio Ater ma costretta a rinunciare dopo aver subito insulti e minacce giovedì 19 settembre, ci avrebbe condiviso il pianerottolo. Invece è stata una di quelle che ha partecipato alla “protesta”: "Non siamo razzisti, qui ci vivono un sacco di immigrati, ma loro non li vogliamo”. 

Difficile trovare chi la pensa diversamente da lei tra la torre al civico 30 e 40. Tanti invece preferiscono non parlare. La cosa certa è che la famiglia ha deciso di rinunciare alla casa che le era stata assegnata. Un nucleo di quattro persone: madre 70enne, con problemi di cuore, e i suoi tre figli. Sulla porta di quella che sarebbe stata la loro abitazione, attesa da quasi un dieci anni, l’avviso di “locale sottoposto ad allarme”, impianto messo da Ater per evitare che ne frattempo venga occupata.

"Condanniamo incondizionatamente l'accaduto, un inanimissibile atto di intolleranza”, - dice il presidente di Ater Andrea Napoletano. Proprio alle 12 di oggi, venerdì 20 settembre, sono stati ricevuti negli uffici di lungotevere Tor di Nona per trovare un alloggio alternativo. L'idea è quella di trovare loro una casa, tra il patrimonio disponibile di Ater e quello del Comune di Roma, nella medesima zona in cui hanno vissuto negli ultimi decenni.

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