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Adelandia: il parco giochi di Tor Bella Monaca, ultimo baluardo antispaccio, salvato dopo le proteste

La storia di Adelandia ha un lieto fine, non solo per la famiglia Dell'Acqua ma per l'intero quartiere

Il lieto fine è arrivato: il consiglio municipale all’unanimità ha votato una mozione per impegnare presidente e giunta a sanare la situazione del parco giochi. Non solo, anche di applicare una sospensiva qualora dovesse arrivare una determina dirigenziale di sgombero alla struttura di via Quaglia. Un sospiro di sollievo per la famiglia Dell’Acqua, proprietaria dei giochi, ma anche per l’intero quartiere che alla notizia della possibile chiusura, si è mobilitato dimostrando di essere una comunità coesa e solidale. 

La storia di Adelandia

Si chiamava Roberto Dell’Acqua, era un circense e 36 anni fa giunse a Tor Bella Monaca. In un appezzamento di terreno situato all’incrocio tra via Quaglia e viale Santa Rita da Cascia si fermò per costruire quello che sarebbe diventato un “baluardo antispaccio”. Roberto vinse un bando comunale per l’assegnazione del terreno: da quel momento iniziò a ripulire l’area, a bonificarla e per 36 anni ha sempre pagato il canone di occupazione e le utenze. “Ha dedicato il parco giochi a mia madre” raccontava la figlia Denise al nostro giornale pochi giorni fa, quando la notizia che avrebbero dovuto lasciare l’area, era stata diffusa da poche ore. Durante lo scorso mese di ottobre, Roberto Dell’Acqua muore e la figlia eredita il parco. È stato a lei che i vigili hanno chiesto documentazioni atte e dimostrare il loro permesso a occupare l’area. 

Dalla richiesta delle autorizzazioni alla mozione votata in consiglio

Perché dopo 36 anni? Dalla commissione commercio, alcuni mesi fa, fu chiesta una ricognizione generale di tutte le aree pubbliche del territorio dove sono presenti i gonfiabili e altre attività. Durante i controlli ad Adelandia, non è stato trovato un documento di autorizzazione che avrebbe dovuto rilasciare il Comune che però, intanto, ha riscosso tutti i canoni degli ultimi 36 anni. “Vogliamo far si che la situazione di Adelandia venga sanata” diceva Laura Arnetoli, vice presidente della commissione commercio al nostro giornale nei giorni scorsi. Intanto il quartiere si era mobilitato con tre petizioni, la prima avviata da Valter Mastrangeli che aveva commentato: “La chiusura del parco è uno sfregio in un quartiere come questo”. I legali della famiglia Dell’Acqua intanto ai nostri taccuini spiegavano che gli articoli di legge contestati alla famiglia non potevano essere applicati in quanto questo tipo di attività è soggetta a tutt’altri articoli. Nella mattina di giovedì, il lieto fine: il municipio ha approvato all’unanimità l’impegno del presidente a intervenire per sanare la situazione e ad applicare una sospensiva in caso di sgombero. 

Perché Adelandia è così importante per il quartiere?

La morte di Roberto ha portato agli onori della cronaca l’importanza del parco che da decenni agisce in silenzio rappresentando uno spaccato positivo del quartiere, soprattutto dal punto di vista sociale. Sulle giostre di via Quaglia non solo sono cresciute intere generazioni ma il parco è stato negli anni un punto di riferimento, di aggregazione, un’oasi felice che non poteva assolutamente chiudere. 
 

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