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Teatro di Tor Bella Monaca: arriva “il Calapranzi” con Francesco Montanari

"Il Libanese" sarà in scena, insieme a Riccardo De Filippis, domani e dopodomani. "Un grande testo, molto divertente, con protagonisti surreali: due killer 'inadeguati', che potrebbero essere due clown", spiega l'attore

Francesco Montanari

Al Teatro di Tor Bella Monaca, domani e dopodomani, Francesco Montanari, il “Libanese” di “Romanzo criminale” porterà in scena insieme a Riccardo De Filippis “Il Calapranzi”, fortunato testo del Premio Nobel alla Letteratura Harold Pinter (regia di Giorgio Caputo). I due attori saranno sul palco domani alle 21 e domenica alle 17,30 e alle 21.

Il testo è stato portato per la prima volta in scena a Londra nel 1960. Qual è il segreto di questo successo?

Pinter è stato Premio Nobel per la Letteratura e questo è un testo, che rientra nella categoria del “teatro dell’assurdo”, incomprensibile eppure comprensibilissimo. Non capisci niente e alla fine capisci tutto, ma in realtà non hai capito niente. Si gioca con le parole che si ripetono nel corso della rappresentazione.

È proprio la particolare linguistica, fatta di frasi brevi e lunghi silenzi, che viene apprezzata dal pubblico?

Non saprei. È  un thriller comedy molto divertente, in un clima di tensione, con protagonisti surreali: due killer “inadeguati”, che potrebbero essere due clown, con il sorriso e il naso rosso.

Come è nata la sua passione per il teatro?

Sono stato molto fortunato: sembra un po’ una storia da “libro Cuore”. Alle medie, frequentavo il Pio XII, sulla Casilina. Fratel Remigio mi trasmise la passione per il racconto: quando narrava l’Odissea, sbavava, chiudeva un occhio e la sua interpretazione ci colpiva molto. Poi, a fine anno, organizzava una recita scolastica, scegliendo sempre gli stessi testi. Un anno portammo in scena “Rugantino” e mi fu assegnato il personaggio di Mastro Titta, il boia. Con il mio amico Riccardo Facchini, che faceva Rugantino, ci divertimmo talmente tanto che al Liceo mi iscrissi al corso di Teatro di Maurizio Lops.

Qual è il suo quartiere d’origine?

Abitavo all’Alessandrino. Quando ero piccolo venivo spesso in VI Municipio perché molti miei compagni di classe abitavano qui, anche se poi, a quell’epoca, non uscivamo molto di casa. E poi non è la prima volta che recito al Teatro di Tor Bella Monaca: ho fatto 2 o 3 spettacoli con l’Accademia “Silvio D’Amico” e un Otello nel 2004. Poi sono stato altre due volte, a Tor Bella Monaca, per un’Estate romana, con “Il Pigiama”, un monologo divertente.

C’è un personaggio che ha interpretato a cui si sente particolarmente legato?

Porti te stesso un po’ in tutti i personaggi che interpreti. Sicuramente sono legato a “Il Libanese” perché mi ha dato successo e mi ha permesso di essere qui: il pubblico mi conosce ed è più invogliato a venire a teatro, a uscire di casa la sera. Poi scopre che lo spettacolo è anche divertente…

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