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Una “procedura di raffreddamento” per salvare Medicina Solidale a Tor Bella Monaca

L'idea è, inoltre, creare un polo integrato socio-sanitario

La richiesta di lasciare i locali avvenuta a mezzo mail è stata per gli operatori di Medicina Solidale che da anni operano sul territorio di Tor Bella Monaca un fulmine a ciel sereno. Lo stabile al civico 590 di via Amico Aspertini non risulta accatastato e il terreno su cui è stato eretto risulta ancora seminativo.

Dal 2004, prima nei locali della chiesa Santa Maria Madre del Redentore poi nel caseggiato di via Aspertini (dal 2009), il presidio sanitario ha assistito oltre 120mila persone in condizione di forte disagio soprattutto sociale, occupandosi inoltre di migranti. “La politica dovrebbe individuare soluzioni e non chiudere un presidio diventato punto di riferimento per l'intero territorio di Roma Est" - hanno commentato dal PD del Municipio VI. "Un presidio che non ha lasciato indietro nessuno e sopperisce da tempo anche all’incapacità di un’amministrazione locale e romana - hanno aggiunto - non in grado di intercettare e soprattutto risolvere la lacerazione sociale non più sottovalutabile di questo territorio”. Nella mattina di giovedì Fabrizio Compagnone, capogruppo PD in consiglio ha presentato una mozione per chiedere al presidente del Municipio un intervento immediato. 

Intanto Roberto Romanella ha avviato una “procedura di raffreddamento” rispetto all’invito a lasciare i locali: in altre parole, le attività del presidio sanitario sono ridotte al minimo e nel frattempo vengono svolte tutte le verifiche necessarie legate alla burocrazia. Nel pomeriggio di martedì anche un incontro tra Il Municipio VI, Università Tor Vergata e Medicina Solidale: “Da questo problema è nata l’apertura per un progetto anche innovativo sul territorio, al netto delle dovute verifiche, al fine di realizzare un polo integrato socio-sanitario per rispondere ai forti bisogni di fragilità sul territorio dove il Municipio faccia la sua parte con i servizi sociali” ha spiegato Francesca Filipponi, assessora al sociale della giunta Romanella.

Ha aggiunto: “Si potrebbe arrivare a un protocollo di lavoro per realizzare un’integrazione di tipo oltre che sociale anche sanitario, tuttavia – ha precisato Filipponi - Anche i locali dovranno rispondere a determinate esigenze affinché la Regione possa riconoscere tutti i requisiti necessari”. 

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