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Centro antiviolenza sotto sfratto, l'appello alla Raggi: "Sospenda le procedure"

Una seconda mozione impegna il municipio a indire un bando per i locali di via Amico Aspertini dove attualmente si trova il centro antiviolenza Marie Anne Erize

“Un progetto di sostegno alla genitorialità e maternità”. E’ questo il destino che la maggioranza a cinque stelle ha scelto per i locali di via Aspertini, i locali che da due anni ospitano il centro antiviolenza Marie Anne Erize (CESPP) e l’associazione Civitas nel quartiere Tor Bella Monaca. Di fatto le due realtà sono quindi sotto sfratto. A perorare la causa del centro antiviolenza ci sono utenti, associazioni e cittadini al grido “Marie Anne non si tocca”.

Due mozioni a cinque stelle sfrattano il centro antiviolenza a Tor Bella Monaca

La prima tegola sul lavoro del centro antiviolenza è arrivata il 16 marzo. Quel giorno, durante il consiglio municipale è stata presentata e votata una mozione che impegnava il municipio a ritornare in possesso di alcuni locali del territorio, tra questi quelli del “Marie Anne Erize”. Sono iniziati giorni concitati soprattutto per lo sgomento da parte degli utenti che all’improvviso avrebbero dovuto rinunciare ad un percorso costruito proprio all’interno di questi locali. Tra iniziative e manifestazioni di dissenso è arrivata anche la seconda mozione discussa lo scorso 17 luglio che ha riguardato “l’impegno per presidente e assessore competente a dare mandato agli uffici preposti di far redigere un bando per l’assegnazione dei locali siti in via Aspertini 393 per un progetto di sostegno alla genitorialità e maternità”.

“Salviamo di nuovo il centro antiviolenza di Tor Bella Monaca”

Di nuovo. La prima volta il centro è stato salvato nel 2015 da 54mila firme indirizzate a Giorgio Napolitano. 54mila persone che hanno ritenuto doveroso difendere il lavoro del centro antiviolenza di Tor Bella Monaca. In quella occasione l’allora presidente del Municipio, Marco Scipioni, non ha potuto ignorare una realtà come questa e come ha ricordato Stefania Catallo, presidente del centro: “I locali ci sono stati assegnati nel 2015, proprio grazie alle firme raccolte sulla piattaforma Change, e all'impegno instancabile di tutti con procedura diretta e per meriti straordinari.  Il contratto è stato rinnovato con tacito accordo di sei mesi in sei mesi, nell'attesa che divenisse definitivo”. All’indomani della prima mozione ha preso il via una nuova raccolta firme dal titolo “Salviamo di nuovo il centro antiviolenza di Tor Bella Monaca”. Nei giorni scorsi ancora una petizione ma questa volta indirizzata alla sindaca Raggi e agli esponenti municipali scritta dall’onorevole Laura Coccia.

Le attività del centro antiviolenza premiate anche all’estero

Nei due anni di attività (dal momento dell’assegnazione dei locali ad oggi) il centro antiviolenza, già conosciuto e affermato sul territorio, si è distinto per l’avvio di iniziative e campagne di solidarietà come #iocimettolafaccia. Non solo, ha avviato una sartoria solidale grazie alla donazione di abiti da sposa di utenti e amici del centro, abiti che vengono dati alle spose meno abbienti che possono usufruire anche di piccoli lavori di sartoria. Tre le sfilate organizzate fino ad ora per mostrare gli abiti, l’ultima lo scorso 18 luglio al museo Maxxii. All’interno dei locali c’è una corposa biblioteca, qui si svolgono dibattiti e presentazioni di libri, qui si è creato un piccolo angolo di grande sostegno per tante donne. Stefania Catallo, presidente del centro, è stata insignita del titolo di ambasciatrice del Telefono Rosa e ha inaugurato uno sportello antiviolenza anche all’ospedale di Fagaras in Romania.Il centro antiviolenza nei giorni scorsi è diventato anche il soggetto di un cortometraggio che sarà presentato al "Guerra & Pace Film Fest" a Nettuno il prossimo 29 luglio.

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