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Casa Calda, i terreni tornano al Vaticano: cresce l'ansia per il futuro del centro anziani e dei casali

I terreni espropriati nel 1975, sono 'retrocessi' al precedente proprietario

La storia della città si riavvolge tra Torre Maura e l’Alessandrino: il parco di Casa Calda è tornato in mani vaticane. A distanza di 44 anni dall’esproprio da parte della Regione per farne un parco comunale, gli otto ettari di verde sono stati riacquisiti dal precedente proprietario, il Capitolo della Basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore. In termini tecnici si chiama retrocessione, un iter previsto dalla legge in base al quale il proprietario di un’area oggetto di un esproprio per la realizzazione di un’opera di pubblica utilità può chiederne la restituzione qualora ciò non avvenga entro dieci anni. Come appreso da Romatoday da fonti capitoline, la retrocessione per il parco di Casa Calda è stata autorizzata alla fine del 2018.

Una conferma, quella arrivata dagli uffici capitolini, perché la notizia aveva iniziato a circolare informalmente qualche giorno fa, dopo che alla porta del centro anziani municipale e dei casali gestiti da una cooperativa sociale che sorgono sui terreni in questione si sono presentati alcuni funzionari dell’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica. “Ci hanno comunicato l’avvenuto passaggio di proprietà, non ne sapevamo niente” riferiscono i diretti interessati. Lo conferma anche il municipio, venuto a conoscenza della situazione pochi giorni fa: “Sono stato allertato dai gestori del centro anziani municipale che insiste su quel terreno” ha spiegato il vicepresidente del V municipio con delega ai Servizi Sociali, Mario Podeschi, al quale “è stato confermato dagli uffici preposti l’autorizzazione al passaggio di proprietà”. Poi spiega: “Il centro anziani è un luogo istituzionale e ci stiamo muovendo per capire le intenzioni del nuovo proprietario”.

La retrocessione per il parco di Casa Calda arriva a dieci anni di distanza dalla sentenza emessa nell’ottobre del 2008 dalla Corte d’Appello, passata in giudicato, che dava il via libera all’operazione previo pagamento di poco meno di un milione di euro. 985.459 euro, accresciuti di interessi legali che, confermano gli uffici comunali, sono stati versati. Né il comune né il municipio sanno cosa accadrà ora. Romatoday ha provato a contattare l’Apsa per avere informazioni in merito ma i diretti interessati non hanno voluto rilasciare dichiarazioni in merito.

L’area di oltre otto ettari, che secondo il piano regolatore del 1965 è destinata a verde e servizi pubblici, è parte di una ben più estesa campagna inedificata tra i quartieri di Torre Maura, Torre Spaccata, Alessandrino e, più oltre, Tor Tre Teste, al confine tra i municipi V e VI. In questo quadrante di città il Capitolo della Basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore possiede circa 33 ettari di terreno. Una parte riguarda il parco dell’Alessandrino, dove corre un tratto dell’omonimo acquedotto. Un’altra è adiacente al parco di Casa Calda e non è mai stata espropriata. Undici ettari di terreno finiti al centro delle polemiche politiche tra il 2010 e il 2012 quando il Capitolo aveva sottoposto all’amministrazione un progetto edilizio sull’area, in risposta al bando per la realizzazione di alloggi in ‘housing sociale’ approvato dalla giunta Alemanno nel 2008.

Il bando consentiva infatti di edificare anche su aree di agro romano a patto di riservare un terzo delle abitazioni a un affitto concordato con il comune. Nella campagna tra via Walter Tobagi e via di Tor Tre Teste sarebbero dovuti arrivare 36 edifici alti fino a 6 piani per circa 900 alloggi. In totale, oltre 200 mila metri cubi di nuove edificazioni. Si mobilita la cittadinanza. Vengono raccolte migliaia di firme, si scende in strada per manifestare. Nel 2015 i cittadini scrivono una lettera a Papa Francesco richiamando l’enciclica ‘Laudato sì’, nella quale viene richiamata l’importanza di uno sviluppo sostenibile. Il progetto di ‘housing sociale’ sull’area di Casa Calda, così come tutti gli altri presentati da un lungo elenco di proprietari di terreni dislocati in diverse aree della città, è stato bloccato dall’amministrazione Marino. 

La notizia della retrocessione ha riacceso la preoccupazione dei cittadini: “Di fronte a un investimento simile temiamo nuove mire per attività di carattere edilizio” commenta Sergio Scalia, ex consigliere municipale e tra gli animatori del Coordinamento Popolare contro la Cementificazione del Parco di Casa Calda. “Ora dobbiamo capire cosa accadrà al centro anziani e ai casali sui quali, in passato, il comune ha investito circa un milione di euro. Il Campidoglio apra una trattativa per manterli pubblici”. 

Nel frattempo, lungo via di Casa Calda, in quello che doveva diventare un parco comunale si sono sviluppate una serie di attività di concerto con il municipio. In alcuni casali costruiti decenni fa e solo recentemente in parte recuperati, la cooperativa Assalto al cielo organizza una serie di attività socialmente utili e all’aria aperta. L'area gli è stata assegnata nel 2013 con un'ordinanza dell'allora presidente di quello che era il VI municipio allo scopo di bonificarli e di metterli in sicurezza. La vicina torre medievale, più difficile da ‘usare’, in attesa di un eventuale recupero, è assediata da rifiuti e sterpaglie. “Svolgiamo attività in convenzione sia con il distretto di salute mentale della Asl sia, per quanto riguarda il reinserimento sociale, con il municipio. Senza considerare che anche il Comune ha investito dei soldi in passato per ristrutturare questi casali” racconta Maurizio Falessi, presidente della cooperativa.

“Abbiamo partecipato a bandi regionali; organizzato un mercato contadino; convegni di apicoltura e agricoltura organica; le scuole vengono qui a svolgere attività didattiche e i casali più agibili ospitano altre associazioni. Ma ci tengo a sottolineare una cosa: questo spazio non è nostro. È un bene comune e va salvaguardato a favore di tutta la città”. È un tiepido pomeriggio di inizio primavera. Un volontario sta lavorando uno dei tanti orti che sorgono attorno ai casali; altre due persone smuovono il terreno per prepararlo all’avvicinarsi della bella stagione.

Oltre gli orti, in lontananza e senza palazzi di mezzo, si vedono gli archi di un tratto di acquedotto che continua nel vicino parco Alessandrino. Un monumento solitario in mezzo a una campagna romana circondata dai quartieri, tanto che nel gennaio del 2015 il ministero per i Beni e le Attività culturali ha posto un vincolo nella zona che impedisce la costruzione di edifici che ne possano compromettere la visuale. “Questo è un vero e proprio corridoio naturale dove sono preservate numerose specie animali. È un polmone prezioso per la città, che non ci possiamo permettere di perdere” racconta ancora Falessi. Sul muro di un casale è appoggiato uno dei cartelli della ‘via Francigena’, la via che nel medioevo i pellegrini percorrevano da Canterbury per arrivare a Roma e poi oltre verso Gerusalemme. Negli ultimi anni, anche nel Lazio, il tracciato è stato riscoperto e valorizzato quale attrattore di cultura e turismo sostenibile. Anche se la Roma del 2019 non è il luogo più ospitale per un camminatore, la Capiatale è meta privilegiata e punto di ripartenza. 

Mentre ai casali, al primo cenno di tramonto, le attività si interrompono fino al giorno seguente, nel vicino centro anziani si attende la sera giocando a carte e chiacchierando. “Qui ci sono 1250 iscritti, siamo uno dei pochi punti di aggregazione di tutta la zona. Rispondiamo al V municipio ma serviamo anche parte del VI” racconta Italo Della Guardia, presidente dell’associazione che lo gestisce. Mentre illustra le attività il centro è pieno e tutti i tavoli della grande sala principale sono occupati. “Qui solo la pulizia e le utenze vengono pagate dal municipio, per molte altre necessità ci autotassiamo con le sottoscrizioni del tesseramento. Effettuiamo piccole manutenzioni, anche il telefono ce lo siamo messo da soli” racconta. “Nel campo di bocce del centro vengono anche i ragazzi di una casa famiglia per disabili della zona. Gli abbiamo assegnato una tessera gratuita e ogni volta la mostrano all’ingresso con soddisfazione”. Su una bacheca sono appesi numerosi avvisi. La ginnastica della mattina, la gita a Matera, le vacanze estive al mare. “Siamo un centro molto attivo, l’unico punto di aggregazione della zona. Non possiamo riunciare a questo posto e siamo pronti a difenderlo”. 

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