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Parco De Falchi: un ricordo sbiadito

Segni di vita ai margini del parco intitolato ad Antonio De Falchi in via di Torre Maura, oltre ad un materasso all'ombra di un pino, abiti abbandonati e sporcizia disseminata ovunque

Torre Maura: parco Antonio De Falchi

A suo ricordo rimane solamente una scritta con la bomboletta spray: Parco Antonio De Falchi. Un destino amaro quello del giovane Antonio De Falchi, ucciso a soli 19 anni nel lontano 1989 per una partita di calcio. Una domenica tragica, un delitto consumato sotto lo stadio San Siro di Milano che portò al fermo e alla condanna di tre tifosi della squadra rossonera.  Un nome, quello di Antonio De Falchi, rimasto vivo nel pensiero e nella memoria dei suoi familiari, di tutto coloro che lo ricordano girare con il suo motorino sotto le case Gescal di Torre Maura nelle quali abitava con la sua famiglia e di tutti i tifosi dell’As Roma, squadra per la quale Antonio tifava e per la quale ha perso la vita. Ucciso il 9 giugno 1989 a ricordo di Antonio venne dedicato un parco verde in via di Torre Maura. Un parco in relazione al quale non è stata fatta nessuna inaugurazione o scoperta nessuna targa, ma che nonostante ciò risulta rintracciabile su un qualsiasi stradario della città di Roma sotto la dicitura Parco Antonio De Falchi.

SEGNALI DI VITA NEL PARCO: Posto su viale di Torre Maura, a ricordo dell’intitolazione del parco rimane una scritta vicino a un muro in vernice spray nera: Parco Antonio De Falchi. A parte qualche tombino depredato l’area verde risulta comunque in parte curata, come dimostrato dal taglio dell’erba, ma sotto un pino si nasconde la prima sorpresa: un materasso semipulito con abiti e residui di scatolame. Proseguendo nel vialetto del parco una rete di recinzione ne delimita il perimetro. Aperta e facilmente superabile dietro il parco si apre un campo incolto nel quale risulta ancor più evidente il passaggio di qualcuno con abiti e calzature disseminate ovunque, resti di scatolame, un divano e diverse aree bruciate, testimonianza della possibile necessità di qualcuno di nascondere delle tracce.

DE FALCHI VIVE: Il 4 giugno 1989 Antonio De Falchi, non ancora diciannovenne, arriva alle 8:30 di mattina alla Stazione Centrale di Milano assieme ad altri tre amici. I quattro decidono di raggiungere San Siro per conto proprio, staccandosi dal gruppetto dei quaranta con cui avevano condiviso il viaggio. Comprato il biglietto i quattro si avviano verso il cancello 16, con le sciarpe giallorosse nascoste sotto al giubbotto. Sono le 11:35 (la partita sarebbe iniziata alle 16:00). Improvvisamente compare una persona. "Avete una sigaretta?" gli chiede. E poi: "sapete che ore sono?". L'accento romano tradisce Antonio e i suoi amici: un cenno e da dietro una struttura di cemento (c'erano i lavori per Italia 90), sbucano una trentina di persone. I quattro scappano. Antonio non ce la fa, inciampa (forse per per uno sgambetto) e cade a terra. Lo massacrano a calci a pugni.  Dopo una trentina di secondi gli aggressori si mettono in fuga per l'arrivo della polizia.  Antonio prova a rialzarsi, è cianotico e respira a fatica; cade nuovamente a terra. Uno degli agenti cerca di rianimarlo con la respirazione bocca a bocca e con il massaggio cardiaco. Inutile. Viene immediatamente caricato sull'ambulanza ma arriva all'Ospedale San Carlo già morto. Intanto la polizia ferma, nei pressi del cancello 16 tre persone. Si tratta di Daniele F. (29 anni), uno dei capi del "gruppo brasato" e tesserato con pass del "Servizio d'ordine" del Milan, di Luca B. (20 anni) e Antonio L. (21 anni). Il funerale (a spese della Roma) viene celebrato il 7 giugno 1989 nella Chiesa di San Giovanni Leonardi a Torre Maura davanti a oltre diecimila persone commosse.  (tratto da www.asromaultras.org)

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